DON’T STOP

in Viaggi

Quest’anno, ammetto, ho toppato di brutto. Dopo anni e anni che non mi perdo una festa della donna per fare un monologo su noi donne e sulle nostre qualità da esseri perfetti e irripetibili, quest’anno non ho trovato ispirazione. Vuoto totale. Forse è perché nell’enormità di questa città non c’è uno dico un pakistano che venda la mimosa, e questo mi ha fatto passar la poesia (Trump please facciamo un visto per i pakistani con la mimosa). Ma forse anche perché l’altro giorno a pranzo, quel santo uomo di Alessandro, che ogni giorno è circondato da 6 pettegole/bimbeminchia/teenagers come noi, ci ha interrogate sul se e perché abbia ancora senso dover festeggiare la festa della donna. Non so, ho pensato che forse avesse ragione e così mi è passata l’ispirazione.

Poi però stasera ci ho ripensato. E sai perché? Sono salita in metro, con borsone e zaino carichi di roba da mangiare, in mano il telefono e la Metrocard e nell’altra un vaso di fiori con tanto di acqua da portare a casa. Insomma Mary Poppins a confonto se la spassa. Salgo in metro e stranamente mi accorgo che nella fila di destra sono tutte donne e in quella di sinistra tutti uomini, è strano perché in metro di solito non distingui nemmen più gli uomini dagli animali tanto è il casino e il pigia pigia, ma stasera invece è come se ci fosse un nastro invisibile a dividere i protoni dagli elettroni, sembra quasi di essere a Ciao Darwin. Nella categoria donne, abbiamo la mia vicina che tiene la spesa tra le gambe e sta leggendo un libro di science fiction, con una faccia super tesa e un occhio quasi chiuso come se sapesse che nella prossima scena salta fuori l’alieno dalla fioriera e mangerà il gatto. Poi c’è la sua vicina, anzi sono due, due ragazze, tirano fuori la polaroid e uno fa allo scatto all’altra dicendole, tieni questa ti ricorderà di quella volta in cui siamo salite su una metro e non avevamo la più pallida idea di dove stessimo andando. Poi c’è una signora, con un figliolo in braccio che si sta per addormentare e uno già secco nel passeggino, che controlla ogni fermata sapendo che quando arriverà la sua l’incantesimo di aver addormentato tutti e due svanirà in un coro di pianti. Poi c’è la mia vicina di dietro, tutta incurvata sul telefono, che sono sicura stia stalkerando qualcuno pesantemente perché salta come una cavalletta da un profilo all’altro di Instagram. Ha tutta l’aria di quelle che sanno che possono trovare qualcosa, ma non sanno dove, per cui iniziano ad aprire profili di gente che era taggata nella foto di quel tipo che era taggato nell’altra foto e che forse è amico con quella che ho visto insieme a lui l’altra sera. Roba che se perdi un attimo il filo di cosa stai facendo ti ritrovi a guardare la foto della cena di Natale di una sconosciuta non sapendo né perché né come cazzo hai fatto ad arrivare fin li. Questa se qualcuno non le dà uno scossone arriva easy in New Jersey e ancora non avrà trovato quello che cerca.

E sul lato uomini? Sul lato testosterone a mille, Mr. Grey, muscoli e sex bomb? Ecco proprio su quel lato tre patatoni pigiati in tre mini sedili, vestiti tipo nerd, di quel trasandato che è un trasandato vero, l’ultima laundry che hanno fatto eravamo ancora in gennaio. Tutti e tre là, uno con lo sguardo nel vuoto, uno con le cuffie, e l’altro apre e chiude il gancetto della borsa. A Fulton ne sale un altro, questo pare appena uscito da un fumetto, anche questo non ha un verso e si perde con la testa per aria, beato, forse pensa a quando finalmente potrà buttarsi sul letto.

Lì ho capito cos’ha la donna di speciale, cosa c’è nella donna che fa sì che ogni anno abbia senso festeggiarla.

La donna semplicemente non ha il tasto off. Non ce l’ha. anche sulla metro delle 19.38 dove potrebbe solo rilassarsi non ce la fa a star ferma. Dobbiamo sempre pensare a qualcosa, escogitare qualcosa, chiamare qualcuno o lamentarci di qualcuno. Dobbiamo sempre sapere tutto, dire la nostra su tutto, fare sentire la nostra voce anche quando non abbiamo nulla da dire. Quante discussioni basate sul nulla solo perché dobbiamo alzare la voce, che a un certo punto anche noi ci scordiamo per quale motivo stiamo discutendo. Dobbiamo sempre essere in movimento, sempre a pensare what’s next. Mentre torniamo da un viaggio siamo già su Skyscanner a pianificare quello dopo, mentre torniamo da una serata stiamo già decidendo dove andare per il brunch. Mentre cuciniamo la cena chiediamo già a marito e figli cosa vogliono per pranzo, e se per caso c’è una pausa tra il finire la cena e l’iniziare a lavare i piatti, la occuperemo spolverando la TV, o rammendando quel calzino che ha un buco da tre mesi. Se una sera tutto è in ordine e ci mettiamo comode a vedere un film, dopo dieci minuti ci viene in mente di preparare i pop corn, dopo venti siamo con il giubbotto in cantina a cercare una vaschetta di gelato. Se tra l’ufficio e casa ci sono venti minuti, la nullafacenza non è contemplata. Dobbiamo sfruttare ogni secondo libero, ogni spiraglio di cielo azzurro, ogni tramonto, ogni alba. Se poi quello che fai è completamente inutile, o insensato, o fuori di testa non importa. La parola d’ordine è don’t stop.

Ecco perché ha senso continuare a festeggiarci. Perché non ci fermiamo mai, non ci arrendiamo mai, non ci stanchiamo mai. E in tutto questo non ci dimentichiamo mai degli altri, nemmeno di voi, uomini, che ci guardate imbambolati come un bambino che si è incantato sulla manopola della pista delle macchinine e continua a guardare rapito la macchinina che sfreccia avanti e indietro senza sosta.

Siamo così, che ci vuoi fare, ci fermiamo solo quando dormiamo, e la maggior parte delle volte comunque continuiamo a sognare nuovi posti, nuovi volti, nuove vite.

Su questo, donne, siamo ancora terribilmente uniche e sì, questo 8 marzo ha ancora senso festeggiarlo.

Perché la realtà è che il mondo va a dinamo, e se ci fermiamo noi si spegne tutto.

Non è vero, lo sappiamo, ma lasciateci credere che sia così:)

 

Happy (late) women’s day ladies

#everywhereisgaia