“Esco un attimo, mi laureo e torno”

in Viaggi

Vorrei far rivivere il mio blog raccontandovi in due parole questo weekend lampo a Stoccolma, dove in molti mi hanno ricordato che non scrivo più. Roba da pazzi, ogni tanto scopro che questo blog ha veramente qualche lettore, pensa te.

Vabbeh insomma, venerdì sera uscita dall’ufficio vado ad acchiappare al volo l’aereo per Stoccolma, ‘na super bazza con Norwegian Air da 230 dollari andata e ritorno in direttissima, che bellezza (ps. per i braccini come me Norwegian Air sta tirando fuori cifre assurde, tipo un diretto Stoccolma-New York a 80 euro, #ciaone). Beh insomma, prendo l’aereo alle 23, arrivo a Stoccolma a mezzogiorno, mi cambio sul treno verso il centro, arrivo all’Ericcson Globe in tempo per la foto di gruppo (figuriamoci se mi perdo la foto di gruppo) e poi via di 4 ore di cerimonia di laurea con un abbiocco totale che neanche il pranzo di Natale. Finisce la cerimonia, parte l’aperitivo con la lotta al prosecco e poi cena di gala con 1860 persone. Giuro 1860. Poi distrutte andiamo al party, diciamo di stare 10 minuti perché io accuso il jet lag e finiamo per fare chiusura.
Un tour de force di 24 ore, che quando è arrivato il momento di vedere Stoccolma ho sperato che fosse una di quelle città che in mezz’ora hai visto tutto. E invece no mannaggia, pure Stoccolma è grande. Altre 24 ore tra brunch, cene, turistate e freddo, tanto freddo, e mi ritrovo di nuovo sull’aereo per New York. 8 ore di volo e sono di nuovo in ufficio, quasi come se nulla fosse.
A chi mi ha visto arrivare in super ritardo e un po’ stravolta e che mi ha chiesto se fossi pazza a farmi un viaggione del genere solo per una cerimonia ho detto questo: no, non l’ho fatto per le 4 ore di cerimonia, né per avere il diploma di laurea che tra l’altro non era nemmeno in originale (perché ci chiamano i leader di domani e poi non si fidano manco a darci in mano un diploma in originale). Non l’ho fatto nemmeno per la cena di gala, che se avessi fatto fare gli spaghetti alle mie care cinesi qui in casa avrei mangiato meglio. Non l’ho fatto per la laurea in sé ma l’ho fatto per le persone. Perché il CEMS, oltre ad aggiungere una riga in più al curriculum, mi ha fatto conoscere tante persone da tutto il mondo con cui ho condiviso un sacco di cose, mesi e mesi di convivenza o magari anche solo 5 minuti di chiacchiere, e sapere di poterle ritrovare lì, tutte insieme, per un ultimo weekend come se ancora fossimo tutti studenti spensierati, valeva molto più di un viaggio lampo da New York.
E così me ne sono tornata dall’altra parte dell’oceano con un po’ di nostalgia, perché continuo a ricordare a me stessa e al mondo che la vita da studenti è proprio una figata e ammetto che mi manca già.
Ma prima di tornare alla realtà ci voleva un intoppo per finire il weekend in bellezza. Tutti seduti in aereo pronti per partire, il comandante ci dice che il computer di bordo è bloccato e non riescono a sbloccarlo. Dettagli eh, più o meno come se fossimo su una Ferrari e ci dicessero che i freni non vanno. Mezz’ora di ctrl+alt+canc e nulla, neanche il cmd+Q funziona. Ci dicono che devono spegnere l’aereo e lasciarlo riposare un po’ (ma ti pare?), quindi ci fanno scendere e ci tengono chiusi nel gate. Ora mi spiego i 230 dollari. Passa un’ora e ancora nulla, io ho fame e la mia vicina bestemmia. Allo scoccare esatto delle 2 ore di ritardo parte il capo ultras dei complaint, che inizia ad incitare tutti a reclamare i nostri diritti elencando tutte le leggi che a suo dire Norwegian Air sta infrangendo, un teatrino che non ti dico smorzato in partenza dallo spocchioso di turno che dice no, i diritti si iniziano ad avere solo dopo 3 ore di ritardo, prima siamo solo dei plebei. Sfigati. Insomma gran subbuglio nel gate finché vediamo arrivare trafelato dal corridoio dell’imbarco uno steward che ci urla che il comandante ci dà 10 minuti, se non siamo tutti seduti e allacciati entro 10 minuti non si parte. Ma che roba è? Cos’è, dopo 10 minuti l’aereo scoppia? O stiamo giocando al gioco della sedia e quando la musica si ferma chi c’è c’è e chi è in piedi è eliminato? Io mi sto già pisciando dal ridere, finché non parte l’urlo di guerra “AAALLL INSIDE, WE’RE LEAVING!” e allora tutti ci catapultiamo sull’aereo, ci lanciamo sul posto e come da ordini non ci togliamo nemmeno il giubbotto. Il mio vicino ha talmente paura di essere eliminato che non ha nemmeno il coraggio di togliersi il cappello, rimarrà così almeno finché non sorvoliamo l’Islanda.
Per fortuna il computer di bordo ha deciso di funzionare e la mia vicina ha smesso di bestemmiare.
Arriviamo al JFK alle 23.30, con cinque borse sotto gli occhi, una laurea in più e quella stanchezza che ti dice che hai fatto la cosa giusta.
Ah già con 3 ore di ritardo featured by Norwegian Air, ma pazienza, no matter how, l’importante è arrivare:)
#everywherisgaia
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