Obama, Forrest Gump e l’orto di Michelle

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Reflecting pool
Questo weekend sono andata a Washington DC, da Barakkone Obama, a fare la cinese davanti alla casa bianca e a controllare se Michelle ha piantato il cavolo nero perché inizia ad essere stagione. .

Ma andiamo con calma. Era il cosiddetto Labour Day weekend, ovvero un weekend lungo perché lunedì era la festa dei lavoratori, cioè il nostro primo maggio, e ne ho approfittato per una gita fuori porta. (Rendetevi conto, la prima volta nella mia vita che lavoro seriamente e questi mi piazzano subito la festa dei lavoratori dopo manco una settimana. Han già capito che qua di voglia ce n’è poca).

Vabbè, dicevamo.. Washington è una gran bella città, per un attimo pensi di essere tornato in Europa, con i palazzi bianchi, bassi e senza ombra di rooftop al novantesimo piano. La ragione è che a quanto pare nessun palazzo può essere più alto del Capitol Hill, il campidoglio, che è il simbolo del potere degli Stati Uniti e che per questo non può essere superato. Per me a dir la verità è tutta una farsa, e la vera ragione è che Obamone Nazionale non vuole grattacieli che facciano ombra sul giardino della casa bianca, così lui può continuare ad abbronzarsi come dice Berlu, e Michelle può zappare ininterrottamente le sue carotine.

Tornando al tour di Washington, per farla breve ci sono tre cose che tutti fotografano per ragioni storiche: la Reflecting Pool dove Jenny si butta per raggiungere Forrest Gump (che se ti butti ora prendi malaria, morbillo e ragadi da quanto è verde l’acqua) e la statua di Abramo Lincoln che prende vita in un episodio dei Simpson. La terza chiaramente è la Casa Bianca, e qui mi tocca dir la mia. Una roba pazzesca, tutto perfetto, prato all’inglese e fiori che se li vede Enzo Miccio li va a rubare per il prossimo matrimonio. Bellissimo, ci mancherebbe, ma alla fine tutta questa bellezza chi se la gode? Michelle è sempre dietro a concimare o a saltellare per delle scuole per convincere sti americani a perdere due etti, Barack chiuso nello Studio Ovale a aprire le frontiere di Cuba, le figliole sempre in giro a far tendenza e a studiare. Spero almeno che abbiano un cane, almeno la ragione per spendere milioni nella manutenzione del prato sarebbero giustificati dalla cacatina della sera, ovvia.

Ma sai Obamone cosa dovresti fare? Aprirlo. Aprire il tuo giardino a tutti, sfruttare tutta quella bellezza e condividerla con gli altri. Aprirlo ad una passeggiata, mettere qualche tavolo da pic nic e i barbecue per il brunch della domenica. E poi potresti fare un campetto da beach volley , o almeno tirare un filo da un albero all’altro e improvvisare una rete. Mettere qualche amaca in qua è in là, una doccia di quelle da campeggio per rinfrescarsi e qualche lettino da prendere il sole. Insomma, fai del tuo giardino il nuovo villaggio estivo stile Pinarella di Cervia.

E invece niente, tutto blindato, cecchini sul tetto, cancelli a 100 metri di distanza e nessun segno di vita. Ma, soprattutto, neanche l’ombra del tanto decantato orto di Michelle, quello che doveva sfamare tutta la casa bianca e che tutti si aspettano arrivando lì davanti. Che delusione Mich.

Fidatevi di me Obama&Co, aprite il vostro giardino, e prometto che la prossima volta vi porto mia nonna a piantare le patate e a annaffiare i pomodori. E stai all’occhio, perché per lei potrai anche essere il presidente della più grande potenza mondiale, ma se non sai fare a piantare i fagioli e li pianti con la luna calante.. Ahi ahi ahi, sei OUT.

#everywhereisgaia

 

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