Le 10 cose che mancano all’italiano all’estero

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Non importa da quanto tempo non sei piu’ in Italia, ci sono alcune cose di cui senti la mancanza non appena poggi piede in terra straniera, e che faresti di tutto pur di riavere.

  1. IL CAFFÈ. Anzi “il caffè BUONO”, perché di caffè aihme’ ce n’è fin troppo. Quando sei a far colazione, ordini il tuo caffettino e ti arriva un bicchiere da Mojito pieno fino all’orlo ti chiedi cosa hai fatto di male per meritarti questo. Il bello poi è che se fai lo sforzo di berlo e finalmente arrivi all’ultima goccia ZAC che arriva la cameriera con la caraffa piena e vai di refill a volontà. Niente, sei di nuovo da capo col beverone infinito. La cosa che preoccupa è che lo sappiamo, siamo consapevoli del fatto che anche nel miglior bar del mondo chiedendo un espresso non otterremo altro che un beverone annacquato alla modica cifra di $4.59, eppure tutte le volte ci riproviamo e ci rimaniamo male. Guarda che siam testoni eh, basta comprarsi una moka e farsi una scorta di Illy e già ti senti resuscitare. Che vita sarebbe senza moka.
  2. I PRANZI DELLA DOMENICA: devo dire che su questa ci ho pensato un attimo, perché qua hanno ideato questa cosa del brunch domenicale che in effetti non è male. Però riflettendo sono arrivata alla conclusione che non c’e paragone, i pranzi della domenica dalla nonna, con 8 portate diverse, frutta, dolce, caffè, ammazzacaffè, digestivo e sorbettino per sciacquarsi la bocca sono un qualcosa che solo noi italiani siamo in grado di sostenere e di uscirneincolumi. Qui l’idea di sedersi a tavola e stare ore a non far nulla se non sfidare continuamente l’aperturs massima della mascella è un po’ impensabile. Come lo è l’idea di mangiare antipasto, primo e secondo e dolce; qua il primo e il secondo l’hanno fuso in un solo piatto che chiamano maincourse. In poche parole, o mangi la pasta o mangi il pollo con le patate. I cappelletti in brodo seguiti da roast beef e purè qua sono impensabili, e dire che per me sono una normale cena del giovedì da mia nonna.
    Insomma qua si potranno anche mangiare camion di hamburger, patate fritte e muffin, ma quei pranzi da mangiare come se non ci fosse un domani da mezzogiorno alle cinque, da star male e da finire sempre per chiederti chi te l’ha fatto fare.. beh, non puoi non sentirne la mancanza.
  3. IL FRUTTIVENDOLO: la versione americana di Caldanino purtroppo non l’hanno ancora inventata, e io credo che qualcuno dovrebbe farlo. Ingaggiamo un cinese che lo possa clonare e trasportare a Times Square. Ovvio, frutta e verdura la trovi nei supermercati, ma le bottegucce sulla strada con l’insalata fresca e le mele picchiettate te le puoi scordare. Che noia oh.
  4. I BISCOTTI: devo dire che sul cibo ormai non si può più dire nulla, la globalizzazione ha permesso davvero di poter trovare all’estero tutte le cose e marche che normalmente usiamo in Italia. Ma c’è una cosa che ancora si fa davvero fatica a trovare: i biscotti. E per biscotti non intendo i cookies enormi, i brownies o gli oreo da 300 calorie ciascuno. No. Per biscotti intendo le nostre adorate Macine, i Bucaneve, le Gocciole, gli Abbracci, insomma tutti i biscotti con cui ognuno di noi ha fatto colazione per almeno vent’anni. Quelli che puoi prendere a lotti di 3, tipo le macine che te le incastri tutte nel dito, e mangiarle senza sentirti in colpa con un buon caffè. Qua non esistono, o per lo meno ho dovuto girare mezza New York per trovare un pacco di Galletti. Non saprei neanche il motivo, ma so solo che quando ti ritrovi senza ti rendi conto di quanto tu non possa farne a meno. Appello alla Mulino Bianco: vi prego fateci felici e mandateci Banderas a Central Park a venderci due pacchi di Batticuori.
  5. IL RITARDO: che maleducazione essere sempre maledettamente in orario. Un attimo di rispetto per chi tarda 10 minuti per varie ed eventuali, non siate sempre così permalosi. Oh.
  6. LA TOVAGLIA: che rabbia che mi fanno questi senza tovaglia. Non importa che tu sia a casa, in un fast food o in un ristorante di alto livello: di tovaglia neanche l’ombra. Si mangia direttamente sul tavolo, pulito o sporco che sia, e se chiedi una tovaglietta ti guardano come se fossi un alieno. Mi ero comprata una tovaglietta di quelle rigide da colazione, le mie coinquiline l’hanno prontamente trasformata in un tagliere. What the hell? Ridatemi la mia tovaglia, please.
  7. L’ACQUA A 1 EURO: quando alla fine della settimana ti rendi conto di aver speso 40 dollari d’acqua, stai sicuro che la bottiglia da normali essere umani a 1 euro manchera’ piu al tuo portafoglio che a te. #tirchia
  8. LA MERENDA: a me sta cosa che fuori dall’Italia non esista l’idea di merenda mi fa impazzire. Piuttosto qua cenano alle 17.30, ma niente, di merenda tappabuchi delle 4 del pomeriggio proprio non se ne parla. Ne avevo avuto esperienza già lo scorso anno in Canada, ma in quell’occasione grazie al cielo c’erano i francesi, che per una volta nella vita sono stati utili (scherzo amici, je vous aime) e hanno istituito questa cosa che loro chiamano “le gouter”, un assaggino, che piu o meno corrisponde alla nostra merenda anche se a pensarci bene 4 fette di pane e Nutella o il the con 15 macine piu che un “gouter” mi paion proprio un “gran magné”. Ma insomma, almeno li eravamo riusciti a trasmettere a tutti il concetto di merenda, qua invece nulla, la merenda te la scordi.
  9. L’APERITIVO A BUFFET: quello che prendi uno spritz e puoi mangiarci dietro fino al giorno dopo. Quello che ogni volta sfidi la portata massima del piattino impilando crostini, pasta, coscette di pollo, patatine, olive ascolane, tiramisù e fragole alla Nutella fino ad arrivare ai 30cm d’altezza. Ecco, questo qua non lo troverai mai. 18 dollari per uno spritz e l’unica cosa che ti puoi mangiare è la boccia dell’arancia. Che tristesse.
  10. E infine LUI, Monsieur Sua Santità Onorevolissimo LE BIDET. Lo so, lo stavate aspettando, ma le grandi star escono sempre di scena per ultime. Non è questo il luogo per uno dei miei soliti comizi sull’utilità del bidet, tanto ormai con ‘sti forestieri ho perso le speranze e mi sono rassegnata all’idea che non c’e peggior sordo di chi non vuol sentire.Ma su quanto possa mancare all’italiano medio che lascia lo stivale posso dire la mia, dopo ormai tante esperienze senza il water’s best friend. Ogni volta spero di entrare in una casa nuova e di scoprire che il costruttore originario era un italiano e ha voluto costruire il bagno come Dio comanda. E invece nulla, mai una gioia.

    Ecco, il bidet è decisamente la cosa che manca di più ad un italiano abroad, e non scherzo. Non importa quanto starai via, non ti ci abituerai mai. È una questione di abitudine, di regole di vita, di benessere, di amor proprio. È una presenza costante e insostituibile, ma niente, questi stranieri proprio non lo vogliono accettare. Vi rendete conto, siamo arrivati ad esportare anche l’aria ormai, puoi trovare i lampascioni pugliesi in Alaska ola soppressata calabrese in Taiwan, ma nulla, il bidet proprio non ce lo vuole copiare nessuno.

    Io però non mi arrendo. Continuerò a predicare e a tentare di tutto per far entrare il bidet nel vortice della globalizzazione. E intanto sai cosa faccio? Non gliela do vinta a questi americani. Serviranno anche 20 minuti, un’elasticità che neanche Vanessa Ferrari, un equilibrio pauroso e tanta pazienza ma io, cari Americans, il bidet me lo faccio lo stesso. Tiè.

#everywhereisgaia